martedì 12 maggio 2009

veraG.

Acquaticità - Secondo la mia esperienza l'acquaticità è la capacità di un individuo di muoversi e "vivere" l'acqua senza doverci pensare. Così come una persona si muove sulla terra senza dover pensare a quando e come respira e alle sensazioni che prova al contatto con il suolo o con l'aria e si concentra solo sul gesto tecnico o sul gioco, allo stesso modo si può dire di aver raggiunto il massimo grado di acquaticità quando non dobbiamo più pensare consciamente alle differenze tra il nostro ambiente naturale (siamo animali terrestri!) e l'ambiente acquatico.

Nel lavorare con i bambini è fondamentale far scoprire queste differenze attraverso l'esperienza del gioco che, non dobbiamo mai dimenticare, è la loro priorità e la loro motivazione di base (imparare a nuotare è la priorità del genitore). In quest'ottica per far sentire un bimbo terrorizzato a suo agio, e farlo entrare in acqua la prima volta, posso usare qualunque mezzo… se saremo bravi si avvicinerà sempre più a quello che può essere uno splendido e avventuroso ambiente di gioco.

 

Fiducia e Sicurezza - Purtroppo il primo elemento che dà o meno fiducia e sicurezza ad una persona che ha paura dell'acqua SIAMO NOI. Dobbiamo iniziare a considerarci come degli anfitrioni dell'ambiente acquatico, siamo i suoi porta voce e come tali abbiamo il compito di doverla presentare nella sua forma migliore. In primo luogo l'aspetto che avrà la vasca al primo incontro determinerà molto lo stato emotivo di chi le si avvicina: quindi dovrà essere molto accogliente e stimolante per i bambini (spazi ridotti strutturati con giochi e materassi che gli diano la libertà di giocare sia fuori che dentro, avvicinandosi gradualmente), mentre dovrà infondere sicurezza agli adulti (ampia scelta di sostegni, ingressi facilitati, possibilità di "attracchi" in più punti, delimitazione delle zone d'azione). In secondo luogo, ricordiamoci che più di mille parole vale il gesto, sia con gli adulti che con i bambini, per cui i primi che devono sentirsi a loro agio in acqua dobbiamo essere noi.Viviamo quindi insieme ai nostri allievi questa esperienza, entrando in acqua con loro e dando noi stessi l'esempio vero di quanto questo ambiente sappia accoglierci.          

                                                       

Acqua alta vs acqua bassa - Tendenzialmente non è che ci sia sempre la possibilità di scegliere, in quanto dobbiamo adattarci alla struttura che abbiamo. La piscina ideale dovrebbe fornircele entrambe, l'idilio sarebbe una vasca che và dai 20 cm ai 2 m con salti di 20-40 cm., in questo modo potremmo portare i nostri allievi "gradualmente" verso l'immersione e il galleggiamento. Sono entrambe importanti e trovo che, con i giusti accorgimenti (sostegni adatti), sia molto produttivo variare la profondità all'interno di ogni lezione. Per arrivare al massimo grado di ambientamento dobbiamo poter essere a notro agio (quindi l'acqua bassa mi dà la sicurezza dell'appoggio a suolo che mi permette si sperimentare molto senza "rischi") ma anche capire come adattare i miei movimenti attraverso un fluido (cosa che posso fare solo dove non tocco, piuttosto con mille sostegni). Se le utilizziamo entrambe dobbiamo stare attenti a non demonizzare l'acqua alta e premiare con l'acqua bassa, ma facciamo apprezzare entrambe esaltando le possibilità che le loro caratteristiche ci offrono.

 

Vera lavora con passione al centro sportivo del collegio San Carlo da molti anni. Il suo lavoro con i neonati è fonte di ispirazione e modello per tutti i nuovi arrivati che ancora si devono formare a livello professionale. Per chi la conosce da tempo trova sempre una persona aperta e disponibile al dialogo e che lavora con un forte spirito di ricerca.

Grazie Vera!


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